Viene ricordata come la diva più sexy e iconica di Hollywood, ma Marilyn Monroe fu ben più di un corpo da ammirare e di un sorriso ammaliante. Nell’anno che celebra un secolo dalla nascita (1 giugno 1926), va certamente ricordato il valore di un’attrice che ha segnato la storia del cinema e la cultura popolare, e ancor di più il carisma di una donna che ha lottato per la propria indipendenza, artistica e personale, facendo da apripista a molte attrici che oggi producono da sole i propri film. Reese Witherspoon, Viola Davis, Emma Stone, Margot Robbie, Jennifer Lopez e tante altre, devono dire grazie a lei che, negli anni Cinquanta del Novecento, sfidò le grandi major e una cultura misogina, ribaltando l’immagine di bionda stupida che le era stata ritagliata addosso. Tentandoci, perlomeno. Perché, alla fine di questa storia, il sistema riuscì comunque a divorarla, a masticarla e a sputarla via.
«Voglio essere una donna indipendente. Voglio essere libera di fare errori e di imparare da essi», disse Marilyn. Fu la sua dichiarazione di guerra. Nell’autunno del 1954, stanca di ricevere sempre ruoli da svampita, ruppe il contratto in esclusiva con la 20th Century Fox e lasciò la casa di produzione. Per la verità, più che le parti ritagliatele addosso, non era più disposta ad accettare di venire pagata meno dei colleghi e delle colleghe. Una sproporzione di trattamento economico enorme e scandalosa, basti pensare che per il film “Gli uomini preferiscono le bionde” (1953), in cui recitava con la co-protagonista Jane Russell, lei ricevette appena 1.500 dollari, a fronte dei 150mila dollari guadagnati dalla collega.








