Mostre, retrospettive e nuove pubblicazioni celebrano il centenario della nascita di Marilyn Monroe, raccontando non solo l’attrice ma il mito globale che ha influenzato generazioni

di Giulia Mattioli

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Tante celebrità del passato sono state chiamate icone, leggende. Ma Marilyn Monroe è di più: è un archetipo, una figura che trascende la biografia, la carriera e persino il tempo. La sua immagine è diventata un modello universale di femminilità, un riferimento immediatamente riconoscibile, che parla a chiunque, in qualsiasi epoca. La sua carriera, seppur breve e tragicamente interrotta a trentasei anni, ha avuto un impatto culturale spropositato rispetto agli anni effettivi sullo schermo. Ma alcune persone possiedono quella combinazione di talento, carisma, bellezza e fragilità che le rende immortali nel mito collettivo, e Marilyn è stata una di queste. La quantità di eventi in programma per questa primavera, quando scoccherà il centenario della sua nascita, lo testimonia.

Bionda per antonomasia, la sua immagine ha creato un linguaggio estetico che va oltre il tempo: numerose celebrità hanno provato a catturarne almeno un frammento, tra omaggi e reinterpretazioni più o meno riuscite, da Madonna a Lady Gaga, passando per Lana Del Rey e Gigi Hadid, fino a Kim Kardashian (che, apriti cielo, ha indossato un suo abito originale al Met Gala 2022, scatenando un turbine di commenti tra ammirazione, incredulità e meme). Quando si parla di Hollywood e del suo fascino eterno, si pensa proprio a lei, a Norma Jeane Mortenson, nata il 1° giugno 1926, ed è per questo che il centenario della sua nascita non celebra solo un anniversario, ma un’intera eredità culturale che ha attraversato più generazioni.