Dopo la decisione della Commissione europea di sospendere due milioni di euro alla Fondazione, il presidente rivendica l’autonomia dell’istituzione e replica evocando la favola del lupo e l'agnello

"Di recente si è sfilato un compagno di strada, l'Unione europea, senza però creare un impatto economico significativo. È un compagno di strada con cui abbiamo condiviso un percorso e che oggi ci lascia in ragione di un punto tutto politico, non certamente giuridico e figurarsi se culturale. Ma la Biennale non può certo sottostare. Noi non facciamo politica, non assecondiamo tamburi. E troveremo un giudice a Berlino". Sono le parole con cui Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, ha scelto di replicare alla decisione della Commissione europea di sospendere il finanziamento da due milioni di euro destinato alla Fondazione per progetti di produzione cinematografica. Una presa di posizione netta, arrivata dopo settimane di confronto istituzionale e dopo il lungo braccio di ferro nato attorno alla vicenda del padiglione russo alla Biennale Arte 2026.

Buttafuoco non ha nascosto la sua amarezza per la scelta europea, definendo la sospensione del contributo come l'uscita di un "compagno di strada" da un percorso condiviso, ma ha voluto ribadire che la Biennale non modificherà la propria missione per ragioni politiche. "Noi siamo chiamati qui alla ricerca a livello internazionale nel campo delle arti, ad obbedire ai loro desiderata. Verremmo altrimenti meno ai principi di autonomia e di libertà di espressione e di ricerca, di fantasia, di immaginazione che da 131 anni sono propri di questa istituzione".