"Rifarei tutto". Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, torna senza pentimenti sulle polemiche causate dalla decisione di ospitare un padiglione russo. "Non ha vinto Putin, ha vinto l'arte - afferma in un'intervista al Corriere della Sera, in merito ad affermazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli - Ha vinto la Biennale non nella mia persona, ma nella storia di un'istituzione che guarda al mondo e che nei suoi 131 anni, anche durante tanti conflitti, ha sempre ospitato tutti. Sarebbe stato empio sospendere un antico precetto della nostra civiltà, quello della tregua alle Olimpiadi".

Una scelta che costa i 2 milioni di euro che la commissione europea ha revocato alla Biennale: "Sapremo sopperire al buco". In ogni caso è stato presentato ricorso e "sono certo che il tribunale ci darà ragione. Non abbiamo infranto nessuna regola, nessuna legge. La Commissione, invece, ha tenuto fede a una ridicola presa di posizione politica, che non riguarda la nostra istituzione, quindi non può toccarla". Dice Buttafuoco in un'intervista alla Stampa che "l’arte non è mai immorale: è immorale zittirla. In più, non si tratta di tecnicismi: siamo un ente autonomo, restiamo fuori dalle minutaglie della politica, che però potrebbe almeno prendersi la briga di informarsi. Che la Commissione europea non sappia niente di come funzioniamo e di chi siamo, e che sia mossa solo dai suoi opportunismi, è efficacemente provato da un episodio grottesco: qualche mese fa, hanno mandato una lettera a Koyo Kouoh, la curatrice di Biennale Arte 2026, che però come tutti sappiamo è morta l’anno scorso. Aprivano la tenzone polemica. E questo per sottolineare la faciloneria e la grossolanità di una azione politicante. Qui non c’è l’alto respiro, la visione che la costruzione di una grande stagione. È tutto molto misero. La buona notizia è che la Biennale c’è da prima dell’Unione Europea e continuerà a esserci quando l’Unione europea non ci sarà più".