La guerra in Medio Oriente sta producendo un nuovo shock sui mercati energetici internazionali, ma non arresta il sorpasso ormai imminente delle fonti rinnovabili sul carbone: a ricostruire il quadro è il nuovo Electricity Mid-Year Update, pubblicato oggi dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea).
Le interruzioni dei flussi di gas naturale liquefatto attraverso lo Stretto di Hormuz hanno spinto i prezzi del gas in Asia e in Europa ai livelli più elevati dalla crisi energetica del 2022-2023: nel secondo trimestre del 2026, i prezzi medi spot dell’elettricità nell’Unione europea e in Giappone sono aumentati di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I sistemi elettrici hanno finora retto agli effetti della crisi anche grazie alle forniture aggiuntive di Gnl, in particolare dal Nord America, che hanno contribuito ad allentare le tensioni ma vanno ad alimentare una nuova dipendenza dell’Ue (che spende già oltre 300 mld di euro l’anno allo scopo) e dell’Italia (circa 50 mld) in particolare dall’import di combustibili fossili, in questo caso con la benedizione di Trump.
L’aumento dei prezzi del gas ha inoltre favorito in diversi Paesi europei e asiatici un ritorno alla produzione elettrica da carbone. Per questo le emissioni globali di anidride carbonica (CO2) derivanti dalla produzione elettrica dovrebbero aumentare di circa l’1% nel 2026, per poi stabilizzarsi nel 2027.







