Chi si crede alla moda, afferma che il grande vincitore nei mercati energetici della nuova guerra del Golfo sarà il carbone.Questo combustibile, protagonista della rivoluzione industriale, non solo fumoso ma il peggiore dal punto di vista dei cambiamenti climatici e della qualità dell’aria, sta effettivamente vivendo un momento di gloria. Soprattutto in Paesi come l’India, che ne possiedono grandi riserve e importano anche grandi quantità di gas naturale liquefatto (GNL).Tuttavia, nonostante velleitarie ambizioni, la chiusura dello Stretto di Hormuz non farà la fortuna del carbone, invece potrebbe imprimere un reale impulso proprio al suo contraltare, l’energia pulita, e in particolare favorire l’energia solare.Il crollo dei costi delle energie rinnovabili stava rendendo i combustibili fossili meno competitivi in molte parti del mondo, già prima dei bombardamenti da parte di Usa e Israele ai danni dell’Iran alla fine di febbraio.“Con la chiusura dello Stretto di Hormuz è diventato evidente ciò che avrebbe dovuto essere chiaro da sempre: la dipendenza energetica di (quasi) tutto il mondo da quei paesi produttori di petrolio e gas”, commenta Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club.Secondo Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate, “la crisi energetica che stiamo vivendo è l’ennesima in pochi decenni, ma è una crisi molto più profonda di quello che possiamo immaginare”.Ora due nuovi rapporti mostrano esattamente quanto il fotovoltaico potrebbe trarre beneficio dalla guerra in Iran.Global Electricity Review 2026: Europe & Americas SessionIndice degli argomenti