Già serpeggia un po’ di scandalo attorno all’esecutivo nuovo di pacca di Andy Burnham, poiché la compagine governativa presenta, rispetto a quella uscente, una più elevata percentuale di ministri laureati in università d’élite, addirittura il 55 per cento fra Cambridge e Oxford. Bel governo di sinistra, dicono i malpensanti, se è così smaccatamente fondato sul privilegio. Io che sono più modesto non mi esprimo al riguardo, preferendo giudicarne la riuscita su ciò che i ministri faranno nei prossimi mesi e non su ciò che facevano quando avevano dieci o vent’anni. Mi limito invece ad applicare lo stesso criterio sull’Italia e no, non contando quali e quanti ministri abbiano studiato e dove. Mi domando piuttosto: per noi è importante sapere cos’ha studiato chi ci governa? Direi di no, a giudicare dal fatto che abitualmente lo ignoriamo.Disponiamo davvero di università d’élite, non dico comparabili a Cambridge e a Oxford (che alle nostre latitudini nemmeno distinguiamo fra loro), ma almeno formalmente riconosciute come di qualità superiore rispetto alla media? Macché: col valore legale della laurea, un’università vale l’altra, quindi non c’è bisogno di sforzarsi per primeggiare. Non stupiamoci poi se, chissà da quanto, prima o poi viene sempre fuori che questo o quel ministro non conosce la geografia, non è in grado di fare di conto, si fida di baggianate pseudoscientifiche, ignora la storia e parla un italiano da fureria. Certo, avere un governo composto da ministri che hanno studiato sarebbe davvero un bel privilegio: non per loro, ma per noi.
Il problema non sono i troppi ministri laureati in università d’élite, ma che da noi non esistono le università d'elite
Più della metà della compagine governativa di Andy Burnham si è laureata fra Cambridge o Oxford e qualcuno già pensa che un governo di sinistra non può essere così smaccatamente fondato sul privilegio. In Italia invece col valore legale della laurea, un’università vale l’altra e non c’è bisogno di sforzarsi per primeggiare








