Premessa necessaria: tra i miei amici più cari, tra le persone migliori che conosco, con cui è veramente stimolante instaurare un confronto su questioni anche di massima rilevanza, molti non hanno un titolo di studio corrispondente alle proprie conoscenze e competenze. Al contrario ho purtroppo conosciuto molti laureati che si sono rivelati profondamente ignoranti, al punto da farmi domandare come mai di tutti quei libri in qualche modo sfogliati non fosse rimasto assolutamente niente in quelle teste vuote.
Posso aggiungere, dall’alto dei miei oltre trent’anni di insegnamento, che la scuola non ha gli strumenti per dare una misurazione esaustiva del valore reale delle persone. Ci sono tanti casi di ottimi studenti che non hanno uguale successo in termini di socialità e non riescono a mettere in pratica nel mondo reale e lavorativo quanto avevano imparato. Di contro, pessimi elementi a volte dimostrano stupefacenti capacità in ambiti diversi dalla scuola. Meloni, che spaccia un istituto professionale per un liceo linguistico, ha dimostrato inaspettate competenze in materia costituzionale quando si è trattato di proporre le sue riforme. Berlusconi, che pure vantava una laurea in Giurisprudenza, prendeva degli sfondoni spropositati.







