Il quadro sulle crisi e ansie dei giovani tra i 17 e i 19 anni nell'ultimo report del Forum Disuguaglianze e Diversità
C’è un silenzio assordante che avvolge le istituzioni quando si tratta di ascoltare le nuove generazioni, e i numeri lo confermano. Secondo l’ultimo report del Forum Disuguaglianze e Diversità, condotto su 3mila studenti tra i 17 e i 19 anni, l’81,5% dei giovani è convinto che la propria voce non conti nulla nel panorama nazionale. Si tratta di un dato che descrive una frustrazione diffusa e un abisso democratico perché, rispetto alla media dei coetanei nell’Unione europea, la sensazione di irrilevanza in Italia è superiore di ben 40 punti percentuali. Questa percezione di invisibilità spiega molto più dell’astensionismo il motivo per cui il rapporto tra i giovani e il potere si stia trasformando in un divorzio silenzioso.
Lavoro e guerra: quali sono le ansie dei giovani
Tra le preoccupazioni che abitano le menti degli studenti e delle studentesse, al primo posto svetta la mancanza di lavoro, un’ansia che colpisce soprattutto i giovani al Sud, seguita dalla paura della guerra, dal timore per il calpestamento dei diritti e, appunto, dalla frustrazione per il proprio scarso peso politico. È interessante notare come la visione dei figli si rifletta parzialmente in quella dei genitori. Gli studenti percepiscono che i propri padri e madri condividono le stesse ansie su lavoro e conflitti, ma la guerra rimane l’unico vero terreno di totale convergenza generazionale. Se su temi come il clima o l’incertezza del futuro i punti di vista possono divergere, sulla minaccia bellica le sensibilità di due generazioni diverse finiscono per coincidere.






