Le nuove generazioni sono sensibili e consapevoli rispetto ai temi della giustizia sociale e ambientale, ma l'81,5% pensa che la propria voce non conti.
E se le azioni individuali raccolgono un diffuso "massimo accordo", per quelle collettive domina un "rifiuto netto".
Con una sfiducia radicata in tutte le organizzazioni. È quanto emerge dall'indagine "Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni. Uno squarcio sulla fascia 17-19 anni in Italia", realizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo . La ricerca ha coinvolto circa 3mila studenti e studentesse tra i 17 e i 19 anni in 21 istituti scolastici.
"Dalle risposte emerge un potenziale di sensibilità e consapevolezze che non ha la fiducia di tradursi in un impegno collettivo. Questo parla a tutte le organizzazioni sociali, del lavoro e politiche del Paese, che a quel potenziale grande non riescono a rivolgersi", hanno riassunto Fabrizio Barca (co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità), Caterina Manicardi e Marta Perrini del ForumDD, autore e autrici del documento.
I dati raccolti confermano un'alta preoccupazione per il futuro. In cima alla lista c'è la "mancanza di lavoro" (3,8 punti su 5), seguita da "guerra" (3,6), "diritti delle persone" e "scarso peso della voce dei giovani" (3,5). Su "distruzione della biodiversità" e "cambiamento climatico" l'opinione è più polarizzata: alla massima preoccupazione di circa un quarto si contrappone poco meno del 20% che non esprime alcuna preoccupazione.







