Ecco, vadano pure avanti con il toto ministri. Perché, qui non si scappa, bisognerà pure arrivare a Bonelli alla Difesa, Landini al Lavoro, Gratteri alla Giustizia

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Parlano tanto di difesa della Costituzione, di fascisti da ridimensionare ma, gratta gratta, si arriva agli organigrammi di potere. Quella sinistra che interpreta le dimissioni di un capo di gabinetto del ministero della Giustizia come il trionfo della volontà popolare, è la stessa che si sogna già a Palazzo Chigi. E che trasforma una fotografia in piazza del Popolo a Roma, dopo il No al referendum, nel manifesto rivoluzionario di quattro eroi che hanno appena espugnato il Palazzo d'Inverno. Bonelli-Conte-Fratoianni-Schlein, in ordine di apparizione, si sono già dimenticati degli altri imbucati che potrebbero sottrarre preziose poltrone di velluto rosso. Primarie o non primarie, la banda dei quattro ha già una minima idea di chi farà cosa. Schlein presidente del Consiglio, Conte presidente del Senato con vista sul Quirinale dopo il 2029, la sindaca Salis ministro dell'Interno. E fermiamoci qui. Le ubriacature politiche di norma portano al feroce mal di testa dopo una notte di baldoria. E un referendum vinto non è un viatico automatico per guidare il Paese.