Al progetto lavorò Patuanelli e l'entourage di Fico in funzione anti Di Battista: il giornalista benedetto da Cgil, toghe e pezzi del Movimento. Poi l'altolà di Giuseppi

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Ranucci candidato premier del campo largo? Un'idea che certamente è circolata e che, secondo quanto riferiscono fonti accreditate a Il Giornale, il conduttore non disprezzava affatto, nonostante continui a sostenere che la sua volontà di scendere in campo fosse sempre stata nulla. Anche perché è quantomeno difficile ipotizzare che colui che viene definito dal volto di Report un amico fraterno, ovvero Valter Lavitola, abbia fatto tutto alle sue spalle o che, in questi mesi, Ranucci non abbia fatto nulla per ostacolarlo. Lo stesso Lavitola che oggi è considerato dalla Procura di Roma il mandante dell'attentato avvenuto a ottobre dello scorso anno sotto casa sua.Certo è che, secondo quanto ci risulta, il Movimento 5 Stelle era particolarmente interessato alla sua adesione al partito e ci sarebbe un uomo in particolare che avrebbe fatto da cinghia di congiunzione tra il partito di Giuseppe Conte e il conduttore. Un profilo che corrisponderebbe al senatore Stefano Patuanelli con cui Ranucci si sarebbe seduto almeno una volta a cena per affrontare l'argomento. Il volto di Report non sarebbe stato affatto stupito da questa forma di corteggiamento, tanto che avrebbe riferito che anche altri gli avrebbero proposto di scendere in campo e che stava cercando di capire come organizzarsi.Tutto sarebbe filato liscio finché, però, il ruolo di Ranucci non combaciava con quella del candidato premier del campo largo. Questo sarebbe stato l'elemento che avrebbe fatto implodere il progetto: Conte lo voleva, lo stima, sapeva che gli poteva essere utile soprattutto nell'ottica di arginare Alessandro Di Battista, gradito alla base del Movimento e ai nostalgici di Beppe Grillo, e di assicurarsi un volto per infastidire il Pd."A me sta bene Ranucci, ma deve dipendere da me": si può riassumere così la risposta del leader pentastellato a un'operazione che certamente lo attraeva (per usare un eufemismo).A muoversi, infatti, ci sarebbe stata anche Gilda Sportiello, persona di riferimento del governatore campano Roberto Fico: due volti di peso e anche di sua fiducia."Che i 5 stelle abbiano da sempre corteggiato Ranucci non è un mistero e forse spesso lo hanno difeso con eccesso. Diciamo che hanno un approccio più militante, perché non ho mai sentito critiche nei suoi confronti, anche quando sarebbe stato opportuno rivolgergliele. Hanno molto plausibilmente pensato a un suo ruolo extra Report", fanno sapere fonti che conoscono bene sia il conduttore che i Palazzi romani, spiegando che se non si fosse sbrogliata la questione delle primarie, i grillini avrebbero subito calato il suo nome. L'operazione "Ranucci premier" si poggiava su tre colonne: le toghe amiche, la Cgil, un pezzo del mondo grillino. La regia era nelle mani di Valter Lavitola e a ottobre lo scenario è in evoluzione: arriva l'attentato e la popolarità di Ranucci cresce. Ecco l'idea di usarlo come carta per federare il campo largo. Conte si sfila. Dai dem arriva lo stop: "Mai sentito qualcuno che conta davvero nel Pd pensare a Ranucci premier", confida un big del partito a Il Giornale.Ma nel Movimento un pezzo resta al fianco del giornalista. In prima fila c'è Dolores Bevilacqua, deputata e membro della commissione Vigilanza Rai, l'unica che dopo l'indagine a carico di Lavitola si schiera, senza esitazione, dalla parte di Ranucci. L'altro grande sponsor grillino è la presidente della Vigilanza Barbara Floridia, e altri due sostenitori del progetto "Ranucci premier" restano Roberto Scarpinato, ex pm e senatore del M5s e il deputato Dario Carotenuto. L'altro pilastro forte del progetto è la Cgil: nello stesso giorno in cui Ranucci riceve la standig ovation dall'Anm, partecipa anche a una manifestazione nazionale del sindacato capeggiato da Maurizio Landini a Roma.