HomeRavennaEconomiaCmc, strappo coi dipendenti: “Gli stipendi sono in ritardo”Problemi dopo il salvataggio della storica ex coop ravennate. I sindacati attaccano la proprietàTecnici al lavoro in un vecchio cantiere della ravennate CmcRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciRavenna, 23 luglio 2026 – Acque agitate alla Cmc di Ravenna. La storica ex coop ravennate - passata di mano l’8 ottobre 2025 alla Alpha General Contractor di Firenze che ha come Ceo Antonio Politano e che è presieduta da Asmaa Gacem – è tornata in piena attività, dopo una lunga procedura concorsuale, e ora è a tutti gli effetti una spa. La società fa capo alla holding Finres che si era aggiudicata per 17,5 milioni il ramo d’azienda di Cmc che comprende il marchio, i 597 dipendenti, una serie di infrastrutture e appalti e alcune partecipate, di fatto il ‘cuore’ del colosso cooperativo ravennate. Successivamente, Alpha general contractor è intervenuta per il salvataggio del ramo d’azienda industriale di Manelli Impresa di Monopoli (Bari) con le relative commesse aumentando sensibilmente il perimetro delle sue attività.
Ma ora arrivano i primi problemi. Nella sede di Ravenna sono impegnati una settantina di dipendenti dell’azienda e nel corso dell’assemblea sindacale dei giorni scorsi sono state denunciate con forza - secondo una nota diffusa da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil - alcune importanti criticità a partire dai ritardi nei pagamenti delle retribuzioni e dal mancato versamento della 14a mensilità fino alla violazione delle scadenze previste dal contratto collettivo nazionale. Inoltre non sarebbero stati pagati i ratei per la 13a mensilità 2025 di cui risultano ancora non liquidati sette dodicesimi, vi sono difficoltà di finanziamento dei cantieri con conseguenti ritardi nelle commesse e ricadute dirette sull’occupazione e difficoltà di fornitura dei Dpi e il rischio di non garantire adeguata sicurezza sul lavoro. Tutto questo si somma, come si legge nella nota diffusa ieri dai sindacati, a “gravi difficoltà organizzative che peggiorano le condizioni di lavoro quotidiane” e all’”assenza totale di informazioni su un piano industriale che possa dare fiducia al futuro dell’attività aziendale”.








