Abderrahim Fakir è morto domenica 19 luglio a Bologna mentre due poliziotti lo immobilizzavano e quattro operatori sanitari assistevano alla scena. Si conoscono bene i suoi ultimi minuti di vita, che sono stati ripresi in un video molto circolato e dibattuto in questi giorni. Si sa invece pochissimo di lui e del perché si trovasse lì.
C’è un verbale del pronto soccorso che suggerisce che Fakir soffrisse di disagio psichico: il 20 giugno si era fatto un taglio in un polso ed era andato in ospedale a chiedere di parlare con uno psichiatra. Nel referto c’è scritto che l’uomo era «vigile e orientato, di umore deflesso ma tranquillo». In quel momento non era seguito da un Centro di salute mentale, la struttura pubblica del territorio per la cura dei disturbi psichiatrici.
Il verbale del pronto soccorso del 20 giugno 2026, che mostra che Fakir aveva chiesto di parlare con uno psichiatra
Domenica la polizia era intervenuta dopo aver ricevuto una segnalazione secondo cui Fakir stava dando «in escandescenze»: nell’audio della telefonata (ma non si sa se sia l’unica arrivata alle forze dell’ordine) una persona dice che Fakir sta urlando e prendendo a calci i portoni dei garage di un palazzo. Non è ancora chiaro cosa fosse successo poco prima, e a parte il verbale del pronto soccorso non si sa se a Fakir fossero stati diagnosticati problemi psichici. Non ci sono conferme ufficiali nemmeno su altri problemi di salute: qualche conoscente ha detto che era cardiopatico e che soffriva d’asma.











