Un fermoimmagine del momento in cui i sanitari controllano le condizioni di Abderrahim Fakir, immobilizzato dagli agenti a Bologna il 19 luglio 2026. Il 43enne di origine marocchina è morto durante l'intervento della poliziaBologna, 22 luglio 2026 – Attorno alla morte ’in diretta’ di Abderrahim Fakir, che chiunque ha potuto vedere – e sentire – nel terribile video diffuso in rete, restano molti dubbi e aspetti da chiarire. Ed è per sciogliere questi nodi – punti essenziali per capire come e perché il 42enne abbia smesso di dimenarsi, e poi di respirare, mentre era steso a terra, in manette, sull’asfalto del quartiere del Pilastro a Bologna dopo l’intervento contenitivo della polizia – che la Procura avvierà un’istruttoria sulle modalità usate dai poliziotti, per verificare così se siano state conformi alle linee-guida del Viminale.
Dove si concentrano le indagini: poliziotti e sanitari
Le indagini non si concentrano solo sulle sei persone – i due poliziotti e i quattro sanitari – che erano presenti in via Svevo al momento della tragedia e che sono stati iscritti con il modello 45 bis, la cosiddetta ’norma-scudo’, novità portata dal decreto sicurezza e che implica, in altre parole, che si indaga su di loro senza che siano formalmente indagati: gli accertamenti si estendono ora anche a chi non era sul posto ed è intervenuto a distanza. Si sta verificando infatti ora come è avvenuta la comunicazione dell’emergenza e come mai ’a monte’ (dalla centrale operativa del 118 fino al medico-link) non si sia optato per l’invio di una squadra con dottore o infermiere. Quella mattina, la polizia chiama il 118 segnalando “un soggetto in crisi psichiatrica”: viene attivato un codice verde e in via Svevo arriva un’ambulanza con equipaggio Blsd (basic life support defibrillation), tra i quattro volontari nessun medico né infermiere.










