Nati per curare il diabete, poi rivelatisi rivoluzionari anche per contrastare l’obesità, i farmaci agonisti del recettore GLP-1, come semaglutide e tirzepatide, ora si sono dimostrati promettenti anche per il trattamento della dipendenza da alcol. Una nuova ricerca che ha coinvolto diversi centri americani, pubblicata sulla rivista BMJ Open, indica che questi principi attivi potrebbero ridurre in modo drastico i ricoveri ospedalieri correlati all’abuso di alcolici.
Già da tempo diversi pazienti e medici avevano segnalato un calo del desiderio di bere durante il trattamento con questi principi attivi. Ora, la ricerca condotta da un team di studiosi guidato da P. J. Rodriguez porta prove numeriche concrete a supporto di questa ipotesi. La ricerca ha analizzato i dati clinici di 40.703 adulti con disturbo da uso di alcol abbinato a diabete di tipo 2 o obesità, monitorati tra il 2018 e il 2024. I ricercatori hanno confrontato i tassi di ospedalizzazione tra chi assumeva i nuovi GLP-1 e chi utilizzava trattamenti tradizionali, riscontrando un calo significativo dei ricoveri su più fronti. Rispetto a chi assumeva altri farmaci per il diabete, i pazienti in terapia con GLP-1 hanno registrato un rischio di ricovero alcol-correlato inferiore del 26%, mentre nei confronti con altri farmaci per l’obesità la riduzione è stata del 32%. L’effetto appare ancora più marcato se confrontato con i farmaci specifici per la dipendenza da alcol, come naltrexone, acamprosate o disulfiram: nei pazienti diabetici o obesi che hanno assunto GLP-1 si è osservata una contrazione dei ricoveri compresa tra il 63% e il 65%. Gli agonisti del GLP-1 agiscono simulando un ormone intestinale che stimola la produzione di insulina, rallenta lo svuotamento gastrico e prolunga la sensazione di sazietà.








