<ul class="leggi-anche"> </ul> <p> </p> <p>La <strong>Bce</strong> è orientata a una <strong>pausa sui tassi</strong> nella riunione del 23 luglio, dopo averli alzati dal 2% al 2,25% a giugno.
L’<strong>inflazione</strong> è calata il mese scorso (al 2,8%, dal 3,2% di maggio) ma il dato resta legato in modo significativo agli sviluppi della guerra in <strong>Medio Oriente</strong>. </p> <p>I prezzi dell’energia erano scesi nei giorni in cui sembravano aumentare le probabilità di un accordo tra <strong>Usa</strong> e <strong>Iran</strong>.
Ora lo scenario è di nuovo cambiato.
Il costo del <strong>petrolio</strong> e del <strong>gas</strong> è tornato a salire, arrivando rispettivamente a 91 dollari al barile e 60 euro al megawattora. </p> <h2>L'impatto dei prezzi energetici sulle scelte della Bce</h2> <p>Restano rischi (monitorati con attenzione dai banchieri centrali) di una propagazione dei rialzi ad altri prezzi attraverso effetti indiretti o di secondo livello.
Perciò un <strong>aumento dei tassi resta possibile</strong>, ma soprattutto a <strong>settembre</strong>, quando la Bce elaborerà nuove proiezioni macro e ci sarà (forse) più chiarezza sul conflitto in Medio Oriente. </p> <p>In questo contesto la Bce resterà per il momento «dipendente dai dati» con decisioni «riunione per riunione».









