L'indagine punta sul rispetto delle regole d'ingaggio. Il ruolo dello spray al peperoncino. La storia del ragazzo disabile fermato in monopattino e finito in questura

Gli agenti che hanno bloccato a terra Abderrahim Fakir sono «sconvolti, addolorati, attoniti». Il capopattuglia di 28 anni e l’assistente di 23 che hanno partecipato all’intervento nel quartiere Pilastro di Bologna in cui è morto il cittadino marocchino «sono due ragazzi che dovevano compiere un banale intervento che invece è sfociato in una tragedia», secondo il loro avvocato Gabriele Bordoni. I due vengono da fuori Bologna, sono celibi e stimati dai colleghi. Ma adesso l’indagine punta sul rispetto delle regole di ingaggio. In particolare sullo spray urticante e sulla presa a terra. E ci sarebbe anche un precedente che riguarda uno dei due: c’è chi lo accusa di brutalità durante un intervento per un monopattino.

I due agenti che hanno bloccato a terra Abderrahim Fakir

Il Corriere della Sera ricorda che i due poliziotti, così come i quattro soccorritori della Croce Rossa giunti in via Svevo, non sono indagati per lo scudo penale. Non sono stati sospesi. Uno dei due è in licenza, l’altro in malattia perché Fakir ha cercato di morderlo. Le lesioni sono giudicate guaribili in 12 giorni. «Le loro scelte mi sono parse tutte corrette e quanto al video — quello di cinque minuti e 20 secondi che riprende gli ultimi istanti di Abderrahim, ndr — non si nota nulla di esuberante: siamo in un contesto, che conosco bene tra l’altro visto che da 35 anni assisto ragazzi del Pilastro, nel quale si affacciavano alle finestre decine di persone che filmavano, fotografavano», dice il loro avvocato.