Venezia è una città che da secoli si lascia raccontare. Pochi, però, riescono a sottrarla ai luoghi comuni. In "Yugen. Mistero sul Canal Grande" (Bompiani) ci riescono Eva Convertino, giovane scrittrice padovana già premiata per un racconto giallo, e Alberto Mingardi, saggista e docente di Storia delle Dottrine politiche all’Università Iulm di Milano, entrambi al loro esordio nel romanzo. Due percorsi apparentemente lontani che trovano un punto d’incontro in una scrittura a quattro mani armonica, capace di coniugare il rigore dell’intreccio con una forte sensibilità evocativa.
Il romanzo prende avvio dalla scomparsa di Mikoto Asuna, sorella di un facoltoso mercante d’arte giapponese. Quello che sembra un caso semplice si complica quando dalle acque della Laguna riemerge un corpo senza vita, trascinando il commissario Ivano Alteri in un labirinto di indizi, depistaggi e verità sfuggenti. La figura di Mikoto, attorno alla quale ruota l’intera vicenda, emerge attraverso racconti, tracce e ricordi. La sua ricerca diventa anche un viaggio nella sua personalità, nei legami familiari e nel suo bisogno di allontanarsene.
È lo stesso titolo a suggerire la chiave di lettura dell’opera. Yugen, antico concetto dell’estetica giapponese, è la grazia che si lascia intuire più che mostrare, una bellezza custodita nell’ombra che invita a guardare oltre le apparenze. È il fascino dell’indefinito, di ciò che si rivela lentamente senza mai svelarsi del tutto. Un’idea che si intreccia perfettamente alle atmosfere rarefatte e decadenti della Laguna, dove ogni riflesso e ogni silenzio sembrano custodire un mistero destinato a emergere poco alla volta.









