Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiVenezia, calli, ponti e canali, una giovane miliardaria giapponese scomparsa e (non del tutto) ritrovata, killer bielorussi, baristi cinesi, piccoli spacciatori veneti, collezionisti d’arte, ristoranti e bancari, katane e seppuku, un commissario di polizia e le sue amanti, tutte sbagliate. Questi il cast, la location e gli oggetti di scena al centro di Yugen, il poliziesco di Eva Convertino e Alberto Mingardi, alla loro prima prova narrativa. Location e cast sono entrambi esotici, ma Venezia è la città esotica per eccellenza e l’Italia, sotto le presenti lune migratorie, importa genti e culture esotiche da tutto il mondo.
La trama: un mistero tra calli veneziane e cultura giapponese
Niente di strano, allora, se il commissario Alteri (melomane, single, una vita da detective, cioè imperfetta e lacunosa come vuole il canone) è una sorta di Marco Polo che non ha bisogno di lasciare Venezia per conoscere il Catai. È infatti in un Catai diffuso, nel quale spicca anche il Giappone come una delle «terre tematiche» di Disneyland Paris, che vivono lui e gli altri personaggi del romanzo. Per metà detective da classico noir americano, all’inizio amaro e demotivato, dunque solitario y final, poi sempre più coinvolto nell’indagine, Alteri insegue un ideale di giustizia in cui pesano commozione, indignazione, pietà, impazienza.







