Per chi arriva da fuori, stabilirsi a Venezia, come succede al commissario Ruggero Lo Monaco, campano, l’impatto può anche essere problematico ma anche in qualche caso piacevolmente problematico.
Le nebbie, le acque alte, il labirinto di calli, campielli, sottoportici, i sotoporteghi, nei quali è molto facile perdersi, sono uno scenario affascinante ma complesso. Tutt’altra cosa è imbattersi nelle specialità della gastronomia veneziana, a partite dai famosi cicchetti, in sostanza bocconcini, piccoli e squisiti finger food dai nomi strani, che il dialetto rende talvolta incomprensibili: tralasciando i famosi tramezzini veneziani di varia tipologia o le polpette, ci sono il saor, le castraure, la poenta e schie, i folpetti e tanti altri ancora. Dove si assaggiano? Nelle osterie e nei bacari, locali tipici, nei quali quasi sempre in piedi accanto o in prossimità del bancone oppure anche all’esterno con l’ombreta de vin in man, l’immancabile bicchiere di vino in mano, si mangia, si degusta e si chiacchiera, se ciacoea, tranquillamente senza fretta.
Tutti matti per le castraùre, la delizia veneziana che si può assaggiare solo poche settimane l’anno
Un segreto fra cicchetti e “ombre” di vino







