“Se mia figlia mi dicesse “non sono antifascista”, penserei di aver sbagliato qualcosa. Non voglio esagerare, ma spero che almeno le basi della mia visione del mondo passino”. Se una volta si sperava che il proprio figlio/a andasse scuola e studiasse, che fosse felice con i suoi cari, che vivesse degnamente senza fare la fame, ecco che oggi i bisogni dei genitori sono totalmente cambiati.

Almeno per Piefrancesco Diliberto, in arte cinematografica Pif. In una lunga intervista concessa a Vanity Fair, il regista/attore siciliano presente a Karlovy Vary International Film Festival per presentare il suo ultimo film …che Dio perdona a tutti, tratto dal suo romanzo omonimo, è tornato a parlare dell’argomento “educazione dei figli”. Per la sua Emilia di sei anni ci sono corsi intensivi sul tema della “morte come concetto”, di significati sul mancato battezzo ma soprattutto di etica (Pif la chiama “la formazione di un cittadino”). “I bambini hanno il potere di farti regredire, ma un figlio o una figlia ti prolunga idealmente la vita”, spiega Pif. “Adesso devo pensare anche a dopo la morte, cosa succederà, preparare il dopo. Mi piace soprattutto l’idea di contribuire a formare un cittadino, poi è chiaro farà lei la sua strada”.