Quando mia figlia Silvia, 14 anni, la settimana scorsa a pranzo mi ha raccontato che a scuola le avevano imposto durante l’orario di lezione di andare ad ascoltare un giornalista, chiamato dal Collettivo studentesco a illustrare la situazione a Gaza, le ho spiegato, mentre le cucinavo il pranzo, che se nessun altro prende iniziative è naturale che lo spazio sia occupato da quelli di sinistra. «Infatti, l’unico a reagire è stato un mio compagno di classe, che ha detto di non voler essere obbligato e di voler fare il saluto romano in assemblea», mi ha risposto.

E io: «Ecco, vedi, quella è la rivoluzione contraria. Invece Joseph de Maistre ci insegna a fare il contrario della rivoluzione, cioè a combattere gli errori degli avversari con gli argomenti, non con la provocazione».

Nemmeno a casa mia a tavola si affrontano sempre temi simili. A noi genitori, però, spetta anche il compito di preparare i ragazzi ad affrontare le sfide del loro tempo. Che poi è anche il nostro, mica siamo ancora morti noi boomer. E se non iniziamo subito a educarli, poi ci toccherà recuperare in salita. Quando frequentavamo gli asili nido (scuola dell’infanzia, pardon!), ci avevano consigliato un’opera di Meg Meeker, Papà, sei tu il mio eroe! L’autrice è una pediatra e psicologa statunitense che, diversamente dalla generalità dei pedagoghi, non finge di ignorare che i bambini abbiano il peccato originale, ma sa che hanno tendenze da correggere e debolezze da sostenere. E che le femmine hanno bisogno del papà per capire quali maschi frequentare e quali no. Cioè, se a casa sono abituate a vedere un capofamiglia ubriacone, troveranno normale fare amicizia con ragazzi che bevono smodatamente mentre se il genitore le porta a messa la domenica e le feste comandate non troveranno poi così strano accompagnarsi con gente religiosa.