La gazzarra parlamentare sul ministro Giuseppe Valditara e l’educazione affettiva nelle scuole è un caso da manuale di allergia alla libertà da parte della sinistra. Chiedere il consenso delle famiglie su un tema così delicato - in un sistema educativo che le ha coinvolte perfino in maniera eccessiva su scelte che invece riguardano l’autonomia degli insegnanti e degli istituti - è un ottimo esercizio di responsabilità, per i genitori e per le scuole. Il problema della sinistra è la sua deriva verso lo Stato etico, un sistema totalitario che non ammette opzioni, ma solo l’adesione acritica a un blocco di “valori” che in questi anni sono stati stravolti dalla cultura woke.

Mentre vedevo scorrere sullo schermo del computer i lanci d’agenzia dell’opposizione scatenata contro Valditara - con un crescendo di decibel direttamente proporzionale all’assenza di un pensiero compiuto - il titolo del nuovo libro di Nicola Porro mi è sembrato un’eccellente sintesi della situazione: «L’inferno è pieno di buone intenzioni». Porro è un giornalista liberale, ha lavorato con Antonio Martino (di cui tutti noi abbiamo una grande nostalgia), è un uomo brillante che non ha bisogno di andare controcorrente, non deve cercare una posizione da “contrarian” perché lo è naturalmente per disposizione di cultura e esposizione delle idee, non essendosi mai confuso e mimetizzato come tanti nella confortevole camarilla del pensiero unico progressista. Il suo ultimo libro è un pamphlet abilmente costruito: in undici capitoli e 208 pagine Porro ci ricorda «i danni del buonismo», alla fine di ogni capitolo il lettore trova un’ampia bibliografia, le “fonti” di riferimento per continuare a esplorare nel libro e oltre il libro. È un viaggio nella contemporaneità, un perfetto antidoto al conformismo che non scade mai nelle copiose idiozie di quelli che a destra scambiano la Lombardia con il Wisconsin, Meloni con Trump e il centrodestra italiano con il Partito repubblicano.