Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiMeno giovani, più pensionati, un mercato del lavoro in affanno e l’intelligenza artificiale che potrebbe risollevare le sorti della produttività in Italia. Un nuovo attore, invocato da economisti e Bankitalia, potrebbe dunque diventare sempre più il protagonista dell’economia italiana. Ma a che prezzo? Non solo in termini di lavoratori sostituiti - cosa che sta già avvenendo soprattutto negli Stati Uniti - ma anche in termini di entrate fiscali. Se infatti l’intelligenza artificiale diventerà sempre di più indispensabile per la produttività, e dunque assumerà un ruolo centrale all’interno del sistema imprenditoriale italiano, che tasse andrà a pagare?
I lavoratori che l’Ai andrà a sostituire, ma anche il gap legato ai non nati, andranno a creare, sempre di più, un buco nelle entrate dello Stato che in qualche modo dovrà essere colmato. Certo, inserire una nuova imposta nel panorama italiano è sempre possibile, ma la questione, come spiegato da diversi commercialisti sentiti da ItaliaOggi, è come controllare il gettito e su cosa concentrare la tassazione.
Il tema, che in Italia al momento non è una priorità, sta iniziando a dominare il dibattito in diversi paesi in giro per il mondo. I primi della lista sono gli Stati Uniti.









