Dai profitti societari alle singole elaborazioni di dati (la cosiddetta token tax), fino alle imposte sui consumi energetici dei data center o alla revisione delle web tax già esistenti: il dibattito fiscale internazionale si spacca sulle modalità tecniche per tassare l'intelligenza artificiale e proteggere le casse pubbliche dall'erosione del gettito da lavoro. Governi ed economisti non hanno ancora trovato una risposta condivisa. Il problema non riguarda infatti solo quanto tassare, ma soprattutto cosa tassare.

L'impatto dell'AI sui redditi da lavoro e sul gettito fiscale

Il tema emerge mentre cresce il timore che l’intelligenza artificiale possa comprimere occupazione e redditi da lavoro, riducendo la principale base imponibile da cui gli Stati traggono gettito. Secondo il Congressional Budget Office americano, nel 2026 gli Stati Uniti incasseranno circa 1.800 miliardi di dollari da contributi e imposte sul lavoro, contro circa 404 miliardi derivanti dalla tassazione delle società.

Anche in Italia, così come nella quasi totalità dei Paesi europei, gran parte del gettito resta legato ai redditi delle persone fisiche. L’ipotesi che l’AI sostituisca parte del lavoro umano apre quindi un problema erariale prima ancora che tecnologico: se diminuiscono salari e occupazione, si riduce anche il gettito che finanzia welfare, pensioni e sanità.