di
Federico Fubini
In Italia, tasse e contributi sul lavoro dipendente coprono il 54% di tutte le entrate pubbliche. Ma chi li pagherà se i lavoratori saranno di meno (e pochi «superumani» diventeranno più ricchi)?
Il seguente articolo è apparso originariamente nella newsletter del Corriere della Sera «Whatever it takes», a cura di Federico Fubini. Per iscriversi, cliccare qui.
Se ne parla da tempo, ma adesso sta succedendo davvero. Almeno in alcuni settori e almeno negli Stati Uniti, che spesso anticipano le tendenze poi destinate ad arrivare nelle altre economie mature, la perdita di posti di lavoro a causa dell'intelligenza artificiale è già realtà. Gli ultimi dati del Bureau of Labor Statistics americano lasciano pochi dubbi in proposito: come mostra il grafico sotto, i settori più colpiti da una perdita netta di posti di lavoro (al netto dell'amministrazione pubblica, falcidiata dagli interventi di Elon Musk) non sono affatto in crisi. Al contrario: si tratta del settore dell'«informazione» e di quello delle «attività finanziarie». Comprendono settori come l'industria digitale, l'audiovisivo, le banche, le assicurazioni, tutte aree in forte crescita dell'economia americana. Eppure nell'ultimo anno hanno iniziato a perdere rapidamente addetti.







