Il 16 luglio la Casa Bianca ha pubblicato online centinaia di documenti segreti dei servizi di informazione americani, resi accessibili a tutti per ordine del presidente. Quel giorno Donald Trump è andato in televisione a spiegare cosa proverebbero: che le elezioni americane sono esposte a manomissioni e che la Cina ha rubato i dati di 220 milioni di elettori. La pagina che li ospita si intitola Election Integrity ed è divisa in quattro capitoli: le macchine con cui si vota e si contano le schede, i dati elettorali finiti a Pechino, un'indagine su registrazioni fraudolente in Michigan, gli stranieri iscritti nelle liste elettorali.
Nel testo che accompagna quei documenti la Russia è nominata una volta sola, e di sfuggita: in un elenco di paesi che avrebbero la capacità di attaccare i sistemi elettorali americani. Nessuna operazione russa, nessun nome. La protagonista è la Cina.
Dentro i documenti il rapporto è rovesciato.
Le carte parlano della Russia
Il documento più importante del gruppo è una valutazione del 19 agosto 2020 firmata dal National Intelligence Council. È l'ufficio che mette insieme le analisi di tutte le agenzie di intelligence americane e ne ricava una posizione comune: quando scrive qualcosa, quella è la conclusione ufficiale dei servizi statunitensi.










