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«Anche quest’anno ho partecipato alla fiaccolata che ogni anno vuole ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino. Non ero in prima fila. Sono rimasto in mezzo alla gente, tra i miei amici di Termini Imerese perché insieme volevamo condividere questo momento di ricordo per onorare la memoria del giudice diventato il simbolo di chi vuole resistere alla mafia. Poi, a un certo punto, grida, urla, offese. La contestazione. La memoria di Paolo Borsellino divide. E continuerà a dividere se non avremo il coraggio di guardare in faccia la realtà. Non mi azzardo in approfondimenti tecnico giuridici su un caso, definito da magistrati integerrimi, il più grande depistaggio della storia del nostro Paese. Ma di una cosa sono sicuro: se Lucia, Manfredi e Fiammetta Borsellino sono scesi per strada accanto a Chiara Colosimo, immagino che credano in quel percorso per poter giungere alla verità. E allora come si può contestare chi quel percorso sta tracciando? Come si fa a onorare la memoria di Paolo Borsellino, se prima di tutto non si rispetta la volontà dei suoi figli? ». Sono le parole di Totò Burrafato, figlio del maresciallo della polizia penitenziaria ucciso dalla mafia nel 1982, nel commentare quanto accaduto nel corso delle manifestazioni per il 34mo anniversario della strage di via D’Amelio.











