La sorella di Abderrahim Fakir accusa: «L’hanno ucciso». L’inchiesta coinvolge poliziotti e sanitari del 118, mentre emergono i precedenti giudiziari e il passato dell’uomo morto durante l’intervento delle forze dell’ordine a Bologna.

«Ammazzano tutti i giorni i nostri figli. Io voglio giustizia e vendetta per mio fratello». Per Khadija Fakir la verità è già scritta. Il fratello Abderrahim, 42 anni, è morto domenica mattina in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna, durante un intervento delle forze dell’ordine, e lei non ha dubbi sulle responsabilità. Pur ammettendo di non sapere «cosa sia successo», indica i palazzi che si affacciano sul cortile, quasi a chiamare gli inquilini a testimoniare: «Lo hanno ammanettato e picchiato. In questi palazzi ci sono i testimoni… lo hanno aggredito loro». E «loro» sono i poliziotti.

Prima ancora dell’arrivo della volante, però, c’è una telefonata d’allarme. È quella di un passante che chiama il 112. Descrive con concitazione un uomo che corre dietro le autorimesse del Pilastro: «C’è una persona extracomunitaria che è arrivata di corsa dietro le autorimesse, sta urlando e scalciando tutte le basculanti, gridando “aiuto” perché lo vogliono uccidere».