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Mentre la procura apre l’indagine sulla morte di Abderrahim Fakir e la polizia consegna le immagini delle bodycam, la sinistra ha già emesso la sua sentenza. Piovono interrogazioni alla Camera e al Senato, il sindaco dem di Bologna manifesta con i centri sociali in piazza e i parlamentari delle opposizioni fanno a gara a chi punta il dito contro la polizia. Quando ancora non sono state accertate le responsabilità, dal momento che il video mostra soltanto i due agenti mentre bloccano l’uomo a terra che cerca di liberarsi. Poi, l’arresto cardiaco.

Il centrodestra, al contrario, ha un atteggiamento più cauto: esprime cordoglio ai familiari della vittima, invita a non emettere condanne preventive e manifesta solidarietà alle forze dell’ordine.

Intanto, si può fare chiarezza sul passato del marocchino di 43 anni deceduto durante il fermo degli agenti intervenuti mentre dava in escandescenze nel quartiere Pilastro. I familiari hanno parlato di un solo piccolo precedente risalente a molti anni fa. La realtà è un’altra.

Abderrahim, arrestato una prima volta nel 2001 per detenzione di stupefacenti, fu condannato nel 2004 per reati legati sempre alla droga. Avrebbe dovuto scontare una pena detentiva di 4 anni e 2 mesi, con fine pena nel marzo 2008. Ma fu scarcerato grazie all’indulto nell’agosto 2006. A suo carico anche un arrestato in custodia cautelare con altre 53 persone per traffico di stupefacenti. Nel 2019 fu arrestato per resistenza e interruzione di pubblico servizio perché dava in escandescenze su un treno. Intervennero Polfer e 118, una dinamica molto simile a ciò che è accaduto ieri, ovviamente tranne il tragico epilogo. Infine, è stato denunciato per lesioni nel 2022.