Mentre la Procura va avanti con le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir, il caso è sempre più terreno di scontro politico. L’inchiesta è appena iniziata: gli inquirenti attendono l’esito dell’autopsia, che dovrebbe essere effettuata domani, e intanto hanno acquisito testimonianze e filmati per ricostruire nei dettagli quanto accaduto domenica mattina al Pilastro. Eppure, a sinistra, c’è già chi sembra aver individuato responsabilità e colpevoli.È il caso dell’eurodeputata di Avs Ilaria Salis, che ieri ha pubblicato un post con la scritta “I can’t breathe”, evocando la morte di Eric Garner per mano della polizia Usa, e chiedendo “verità e giustizia per Abderrahim Fakir”. Poche ore prima aveva rilanciato anche il video diffuso dal rapper Bubu Doc, che sostiene di aver riconosciuto tra gli agenti che lo avevano immobilizzato in un precedente controllo, a Bologna, proprio uno dei poliziotti intervenuti nel fermo di Fakir. Per Salis tanto basta a dire che si tratta di una “ennesima conferma” di un “modus operandi che si ripete”. Una presa di posizione destinata ad alimentare ulteriormente il clima di contrapposizione, mentre la Procura è ancora impegnata ad accertare fatti e responsabilità e gli stessi familiari di Fakir invitano tutti alla calma e chiedono “sicurezza e tranquillità”. Sulle polemiche politiche dice la sua il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, chiarendo che “noi non abbiamo timore di nulla” e rimarcando come “esista un pregiudizio per cui si rovescia e si inverte l’onere della prova quando c’è qualcosa che riguarda l’azione delle forze dell’ordine: si presume, da parte di alcuni, la non legittimità”.Intanto, diventa un caso il presidio convocato lunedì sera dal sindaco Matteo Lepore, poi degenerato con tensioni e scontri, decine di feriti tra le forze dell’ordine e mezzo milione di euro di danni.Sul fronte investigativo, nel frattempo, gli accertamenti come anticipato proseguono a tutto campo. Secondo indiscrezioni, la procura avrebbe richiesto anche il documento predisposto nei mesi scorsi dal Viminale sulle tecniche di contenimento delle persone non collaborative. Ma è solo una bozza, mai divenuta un protocollo operativo dopo le osservazioni negative dei sindacati di polizia: un protocollo ufficiale, insomma, non esisterebbe.Restano così centrali soprattutto gli elementi oggettivi dell’inchiesta: l’esito dell’autopsia, le eventuali patologie pregresse, le cause delle lesioni riscontrate sul volto di Fakir e la ricostruzione cronologica dell’intervento.Un punto, quest’ultimo, sul quale saranno decisivi i video acquisiti dagli inquirenti. Tra questi, quello registrato dalla bodycam privata consegnata agli inquirenti da uno degli agenti. La registrazione inizierebbe con il pugno sferrato da Fakir all’auto di un residente e documenterebbe l’intera fase del contenimento, fornendo agli inquirenti uno degli elementi più importanti per ricostruire, minuto per minuto, ciò che è realmente accaduto prima della morte dell’uomo.In attesa di comprendere quale sia stata la causa del decesso di Fakir. E, a conferma di un clima nel quale le conclusioni sembrano precedere gli accertamenti, anche il legale della famiglia, Fabio Anselmo, ha pronosticato ieri a La7 un referto di comodo: “Sarà una morte per droga, perché è quella più semplice”.