Un record e un inedito sono le due caratteristiche principali del contratto nazionale 2025/27 dei 404mila dipendenti di Regioni ed enti locali, che oggi dovrebbe vedere l’intesa fra Aran e sindacati.

I numeri

A meno di qualche sorpresa sempre possibile sui tavoli negoziali, l’accordo di oggi arriverebbe a meno di cinque mesi dalla firma definitiva sul triennio precedente, raggiunta il 23 febbraio scorso. La trattativa vera e propria è durata in tutto tre mesi, replicando quindi replica il calendario accelerato seguito per la scuola dove però l’intesa ha riguardato solo la parte economica. Lo sprint, che al prossimo consiglio dei ministri continuerà con il via libera ai contratti 2025/27 di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici e 2022/24 dei dirigenti scolastici, serve ad anticipare il più possibile gli effetti in busta paga; che nei Comuni, e qui c’è l’inedito, saranno un po’ più robusti rispetto alla media del comparto: 152 euro al mese contro 141 (gli arretrati vanno da 920 euro a 1.170 a seconda dell’inquadramento).

Più soldi ai Comuni

Il nuovo contratto, che ora dovrà superare i controlli di rito in Ragioneria generale e Corte dei conti prima della firma definitiva per l’entrata in vigore, utilizza infatti il fondo creato con l’ultima legge di bilancio, 50 milioni nel 2027 e 100 dal 2028, che si aggiunge ai 998,81 milioni a regime a carico dei bilanci locali per ridurre lo spread retributivo che penalizza i dipendenti locali, e li spinge a migrare quando possibile verso amministrazioni meno francescane nelle buste paga. Per ora il fondo è leggero e riservato ai Comuni, che occupano quasi l’85% dei dipendenti del comparto, mentre i 48mila dipendenti di Province e Città metropolitane restano esclusi pur non avendo stipendi molto diversi da quelli dei loro colleghi municipali. Ma la novità della legge di bilancio (comma 674 della legge 199/2025) è il primo finanziamento centrale e strutturale al personale degli enti locali, e potrebbe essere il primo ingranaggio di un meccanismo da rafforzare in seguito: saldi di finanza pubblica permettendo.