Sono passate meno di tre settimane dalla firma definitiva del contratto 2022/24 di Regioni ed enti locali, che si farà sentire da questo mese nelle buste paga dei circa 403mila dipendenti interessati. Ma già si accende la macchina per il rinnovo 2025/27, con l’atto di indirizzo approvato dal comitato di settore.
I numeri in gioco
Sul tavolo, dettaglia il documento inviato ai ministeri dell’Economia e della Pa, ci sono 988,81 milioni di euro, chiamati a finanziare i nuovi aumenti che i calcoli dell’Aran misurano in 135,5 euro lordi al mese. La notizia è ovviamente buona per il personale di Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane e Camere di commercio, che sale sul treno dei rinnovi in corsa per recuperare i ritardi accumulati nel passato a centrare l’obiettivo lanciato a più riprese dal ministro per la Pa Paolo Zangrillo. Ma solleva qualche incognita in più sui bilanci locali, chiamati a gestire un nuovo costo aggiuntivo dopo i 983 milioni annui a regime chiesti dall’intesa 2022/24.
Sul punto, il quadro si è modificato con il fondo per gli stipendi dei Comuni introdotto dall’ultima manovra, con 50 milioni nel 2027 e 100 dal 2028. Ma le cifre indicano che per il momento la novità è importante sul piano simbolico, rappresentando il primo finanziamento statale per le buste paga locali, ma leggera su quello pratico. È un passo iniziale, che gli enti (e la Funzione pubblica) puntano a far crescere nel tempo, ma che dovrà farsi largo fra le tante esigenze di una finanza pubblica contraddistinta da margini di bilancio risicati.









