La scelta è davvero fra listino bloccato e preferenze? Fra il diritto dei partiti di costruire la propria classe dirigente e quello dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti?
Il sistema delle nomine ha un prezzo elevato. Se la rielezione dipende esclusivamente da chi compila le liste, il parlamentare finirà inevitabilmente per guardare più al leader del partito che agli elettori. E lo spirito dell’articolo 67 della Costituzione, secondo cui ogni parlamentare rappresenta la Nazione senza vincolo di mandato, rischia di essere svuotato nella pratica.
Le preferenze, dal canto loro, restituiscono agli elettori il diritto di scegliere fra i candidati presentati dai partiti. Ma hanno anch’esse un limite: trasferiscono una parte della competizione all’interno delle stesse liste, facendo crescere i costi delle campagne elettorali e, secondo molti, il rischio di condizionamenti criminali o di indebite interferenze giudiziarie.
Personalmente trovo giusto che un partito possa assicurare l’elezione di alcune personalità autorevoli o di dirigenti sui quali intende costruire la propria azione politica. Del resto, nei sistemi uninominali questo risultato si ottiene spesso assegnando loro collegi sicuri. Non sempre i più competenti coincidono con i più popolari o con chi dispone della migliore organizzazione sul territorio.










