“Non ci sono urla, non ci sono litigi, non ci sono porte sbattute. In casa mia c’è solo silenzio. Un silenzio freddo, continuo, che pesa più di qualsiasi discussione. Mio figlio Matteo ha 17 anni e da qualche tempo mi tratta come se non esistessi. Entra, esce, mangia qualcosa e si chiude in camera. Se gli parlo risponde a monosillabi, come se ogni parola fosse uno sforzo inutile. Mi sento un fantasma nella mia stessa casa”. A scriverci è Chiara D., 47 anni, che vive a Roma e lavora come impiegata amministrativa. Separata da anni, ha cresciuto da sola il figlio. “Non so quando sia successo esattamente, ma ho la sensazione che Matteo mi abbia cancellata dalla sua quotidianità emotiva”.

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Un distacco che fa soffrire

“Matteo è sempre stato un ragazzo tranquillo, forse anche troppo per la sua età. Abbiamo sempre avuto un buon rapporto, anche se negli ultimi tempi, crescendo, era diventato più riservato. Io questo lo capisco, fa parte dell’adolescenza. Il problema è che qui non si tratta più solo di riservatezza. È come se tra noi si fosse spento qualcosa. Non mi racconta più nulla della sua giornata, non mi parla della scuola, degli amici, dei suoi pensieri. Se gli chiedo come sta mi risponde ‘bene’ senza nemmeno guardarmi. Se provo a insistere mi liquida con un ‘boh’ o un ‘non lo so’. E poi sparisce nella sua stanza. La cosa che mi fa più male è che tra di noi non c’è più un dialogo, neanche delle discussioni. È come vivere con un inquilino che ti ignora. A volte lo guardo mentre mangia in silenzio e ho la sensazione di essere diventata invisibile. Non so se ho sbagliato qualcosa io o se è semplicemente una fase, ma ogni giorno che passa questa distanza mi sembra più difficile da colmare”.