BOLOGNA – "Sono qui a nome della mia famiglia, con un dolore che è difficile anche solo raccontare, ma con la forza di chi non vuole che una vita venga dimenticata. Abderrahim non era un caso di cronaca. Abderrahim era una persona. Era mio zio, era un fratello, un familiare, un uomo con una storia, con dei sentimenti e con delle persone che lo amavano profondamente”. Dai gradini di Salaborsa Yosra Fakir parla a migliaia di bolognesi che hanno accolto l’appello del sindaco e sono arrivati in piazza Nettuno per stare vicino alla famiglia dell’uomo morto durante un intervento di polizia al Pilastro. All’inizio della manifestazione Khadija, la sorella di Abderrahim, sviene cadendo a terra sopraffatta dal dolore e per lunghi minuti in piazza si respira un silenzio surreale: la donna viene soccorsa da alcuni medici presenti in piazza, poi arriva un’ambulanza: la donna si è poi ripresa, e sta bene.
Bologna, la sorella di Fakir sviene durante il presidio in piazza del Nettuno
Yosra prende la parola, affiancata da Yassine Lafram, presidente della Comunità islamica bolognese che è lì con il sindaco Matteo Lepore e con il presidente della Regione Michele de Pascale. “Quello che è successo ha lasciato dentro di noi dolore, rabbia e tante domande. In queste ore abbiamo visto la sua storia arrivare all’attenzione di tante persone, dei media e dell’opinione pubblica. Ma per noi Abderrahim non è mai stato e non sarà mai soltanto una notizia. Era una persona che meritava ascolto, rispetto e dignità”. “Chiediamo che venga fatta piena luce su ogni momento di questa vicenda: su chi era presente, su chi aveva il compito di intervenire, su chi aveva la responsabilità di tutelare una vita”, scandisce la giovane donna. “Noi non siamo qui per chiedere odio. Non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia”, e, ripete più volte, “umanità, umanità”.












