Davanti al Comune, al presidio voluto dal sindaco Pd Matteo Lepore, i familiari che chiedono “giustizia” e centinaia di persone in segno di solidarietà. Poco distante, di fronte a Questura e Prefettura, parte dello stesso corteo grida “assassini, assassini” e viene caricato dalla polizia. La piazza di Bologna, poche ore dopo la morte di Abderrahim Fakir, è il termometro di una tensione sempre crescente. Tra i manifestanti, infatti, anche un gruppo di antagonisti con lo striscione “Aboliamo la violenza di Stato padrone”. Dalla piazza si sono alzati cori come: “Tout le monde déteste la police”, “assassini, assassini” e “giustizia, giustizia”.

L’intervento dei familiari

La sorella ha avuto un malore per cui sono intervenuti i soccorsi, mentre a prendere il microfono è stata la nipote Yossra Fakir: “Era mio zio”, ha detto. “Non era un numero, non era una notizia, non era un caso di cronaca: era una persona amata e qualcuno ha deciso di portarcelo via. La nostra non è una richiesta di odio. Noi siamo qui per chiedere verità, giustizia e dignità. Continueremo a batterci perché nessuno debba vivere quello che ha vissuto lui”. E ha aggiunto: “Era una persona con una storia, dei sentimenti e persone che lo amavano profondamente. Meritava aiuto, ascolto, rispetto e dignità“.