Il suo volto è entrato nel cuore di chi era in piazza, due giorni fa, per chiedere non vendetta o violenza, ma solo verità e giustizia per Abderrahim Fakir, il 42enne morto durante un controllo di polizia a Bologna, quartiere Pilastro, nella mattinata di domenica 19 luglio. Yossra Fakir, 23 anni, la più grande dei quattro figli del fratello di Abderrahim, Mohammed, è nata e cresciuta a Bologna ed è cittadina italiana: sul palco era con il fidanzato Davide. «Ha la forza di una roccia», dice Davide a Repubblica.

In collegamento con una conferenza stampa organizzata da Ilaria Cucchi di Avs, in Senato, Yossra usa parole chiare e si dissocia dalla violenza:«Noi come famiglia ci dissociamo completamente dagli scontri e dai disordini. Non siamo assolutamente d’accordo con queste forme di reazioni. Bologna è la mia città, è la città dove sono nata e cresciuta e vederla così, vedere il centro maltrattato ci colpisce profondamente, non merita questo. Non accettiamo che la memoria di mio zio venga macchiata da questi fatti. Il dolore che stiamo vivendo è enorme. Ma non può e non deve trasformarsi in violenza». Le parole della nipote di Fakir Abderrahim, racconta ancora Repubblica, era «lo zio che li viziava»: la sua famiglia erano i suoi nipoti, dato che, dopo il divorzio da un'italiana, si era risposato con una donna che viveva in Marocco. «Mio zio non è un numero o un caso, è una persona, con una vita e una famiglia. Quando una persona chiede aiuto, quando urla, qualcuno deve intervenire. E quando questo non accade è giusto chiedersi il perché».L'uomo, secondo la famiglia e chi lo conosceva, da oltre un mese non era in sé: si isolava, delirava, diceva che era in pericolo e allontanava i familiari. Era seguito da un centro di salute mentale, ma non prendeva le medicine prescritte. «Noi vogliamo la verità, vogliamo capire cosa è successo e vogliamo che vengano accertate le responsabilità. È una questione di giustizia e di rispetto per mio zio, per la sua memoria e la sua dignità. La sua voce non c’è più ma la nostra sì».Cucchi: ho rivissuto il mio dramma «Sentir parlare la nipote della vittima per me è stato come rivivere un dolore. Io parlo da cittadina, una cittadina che ha vissuto sulla propria pelle quello che sta per vivere questa famiglia. Lo vediamo già da adesso: la macchina del fango. Si comincia già a dire che è morto per colpa sua. Vi ricorda qualcosa?Sappiamo benissimo cosa dovrà affrontare questa famiglia - ha continuato la senatrice - Il processo al morto, come lo chiamo io, è già in piedi. Già gli stanno attribuendo una serie di reati che invece appartenevano a qualcun altro, ugualmente ucciso. Ma vi rendete conto? Per non parlare del fatto che le prime indagini vengono eseguite dai colleghi dei presunti colpevoli. Io su questo ho proposto un disegno di legge per assegnare le inchieste sulla polizia ai carabinieri e viceversa».