Si chiama Sicilian Rice, è stato creato a Saga, nel Kyushu, e con Palermo ha lo stesso rapporto che i motel americani hanno con Venezia: abbastanza immaginazione da prendere un nome esotico e abbastanza distanza da farne quello che si vuole. Nel piatto ci sono riso caldo, carne saltata in salsa dolce, lattuga, pomodoro e mais; a volte cetriolo, a volte uovo, quasi sempre maionese. La Sicilia resta prevalentemente nella piccola vertigine di chi ordina un nome mediterraneo e riceve una costruzione tutta giapponese, abbondante, lievemente spudorata, da caffetteria di provincia. A Saga, però, lo prendono sul serio da mezzo secolo, e fanno bene.

Le ricette nate per caso, quando nel tempo resistono alla prova delle famiglie, delle scuole e dei ristoranti, guadagnano una verità che le genealogie nobili spesso inseguono con molta più fatica.La data che torna più spesso è il 1975, anno assai comodo per un piatto che sembra uscito da un Giappone ormai pienamente urbano, innamorato delle caffetterie e abituato a tradurre l’Occidente in forme tutte sue. Il Sicilian Rice sarebbe nato come makanai, il pasto del personale, dentro un locale della città, con ciò che serviva per nutrire in fretta e dare soddisfazione a chi lavorava. La formula passò poi alla sala e trovò molti clienti, tanto da diventare una specialità.