E'partita in questi giorni la prima esportazione di sakè italiano verso il Giappone, da una realtà che opera ai piedi delle Dolomiti. Protagonista è Nicola Coppe, 34 anni, ideatore di "Riso Sakè" e creatore della prima "sakagura" - la cantina in cui si realizza il sakè - italiana.
Nel lotto spedito verso Tokyo c'è un prodotto che non esiste altrove: un sakè frizzante fermentato con il lievito del Prosecco, una contaminazione veneta che ha convinto un importatore a inserirlo nelle enoteche e nei ristoranti della capitale nipponica.
Riso Sakè nasce nel 2020: Coppe, alchimista di 34 anni, formazione tecnica, molte sperimentazioni nella birra artigianale e un percorso consolidato nella microbiologia applicata, viene coinvolto in un progetto dell'Università di Pavia dedicato alla valorizzazione del riso italiano. Lì nasce l'idea di usare il Carnaroli, varietà identitaria ma penalizzata dai prezzi bassi e dal predominio del riso da sushi, per dare vita a un sakè agricolo e gastronomico.
Il metodo giapponese viene adattato ai macchinari, in particolare per la lavorazione del chicco: sbiancarlo, calibrarne lavaggio e ammollo, evitare che si incolli o si asciughi troppo, per poi venire coperto con il koji, il micelio che trasforma gli amidi in zuccheri e avvia una fermentazione di sei-otto settimane.






