20 Luglio 2026 – Lettura: 4 minuti

Il caso del Pilastro riporta alla mente quello apparentemente opposto del genovese Alberto Scagni. Due facce dell’incapacità di gestire persone con disagio psichico o con qualche fragilità. E più si avvicina il voto più episodi del genere diventeranno cibo per la propaganda.

Il primo nome che il caso di Abderrahim Fakir mi riporta alla mente non è quello di George Floyd, l’uomo ucciso dalla polizia americana con modalità così simili a quelle immortalate nell’insostenibile video girato al Pilastro: la sopraffazione fisica, lo schiacciamento dell’uomo già a terra, l’indifferenza ai suoi lamenti. Mi rammenta un caso apparentemente opposto, ma sotto certi aspetti simile, e con un esito ancora più tragico: quello del genovese Alberto Scagni, un giovane dalla personalità disturbata che terrorizzava i genitori e i vicini con minacce ed «escandescenze». Malgrado le 60 telefonate dei familiari all’Ausl e alla polizia, nessuno era intervenuto per fermarlo. Un mese dopo Scagni, lasciato a se stesso, uccise a coltellate sua sorella.

Nel riquadro, Abderrahim Fakir (Ansa).

Scagni e Fakir, due facce dell’inadeguatezza dello Stato