di
Daniela Corneo
I precedenti del 42enne morto ammanettato al Pilastro a Bologna: a Castello d’Argile il 12 giugno aveva rifiutato il trasporto in ospedale. Era spesso agitato, secondo i familiari aveva scoperto di recente una patologia
Negli ultimi mesi della sua vita Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino morto ammanettato domenica scorsa al Pilastro, era molto probabilmente attraversato da un tormento che non gli dava tregua. Un disagio che era sfociato, solo nell’ultimo mese, in due episodi che avevano richiesto l’intervento dei sanitari e delle forze dell’ordine.
Il 20 giugno scorso, nel primo pomeriggio, era stato soccorso da un’ambulanza del 118 in un’area giochi del quartiere Borgo Panigale: al polso sinistro un taglio che si era auto inferto. Trasportato all’ospedale Maggiore di Bologna con un codice azzurro, l’uomo, che in triage era arrivato «vigile e orientato», scrivono i medici nel referto, «con umore deflesso, ma tranquillo», aveva però chiesto in quella sede di poter parlare con uno psichiatra. Nello stesso referto gli stessi medici precisano che «il paziente non è seguito dal Centro di salute mentale». E a quanto risulta nemmeno dopo quel grave episodio Fakir sarebbe stato preso in carico da alcun Centro di salute mentale.










