Movimenti, sindacati e associazioni di diversi Paesi chiedono all’Unione europea di cambiare rotta: stop alla finanziarizzazione dell’abitare, più edilizia pubblica e un ruolo diretto della società civile nelle scelte comunitarie. “Le persone prima delle armi e della speculazione”.
Mentre Bruxelles discute di riarmo, difesa comune e nuovi investimenti militari, un’altra Europa prova a rimettere al centro una questione sempre più esplosiva: il diritto alla casa. È da questo conflitto di priorità che nasce l’appello europeo promosso da movimenti per il diritto all’abitare, sindacati degli inquilini e organizzazioni sociali di numerosi Paesi, convinti che l’emergenza abitativa sia ormai una delle principali fratture sociali del continente.
Il punto di partenza è politico prima ancora che urbanistico. Negli ultimi anni l’Europa ha progressivamente ridotto gli investimenti nel welfare e nell’edilizia pubblica mentre il mercato immobiliare è diventato sempre più terreno di rendita finanziaria. Il risultato è stato: affitti fuori controllo, patrimonio pubblico insufficiente, sfratti, espulsione dei residenti dai centri storici e milioni di persone che destinano una quota crescente del proprio reddito per avere un tetto.









