C'è una parola che risuona in Europa: casa. Un sogno per milioni di europei, ridotto a bene di consumo, a merce da speculazione, a costo da tagliare. Un'agenda politica progressista per una nuova Europa ha il dovere di restituirle il suo senso più profondo: la casa è un diritto, è dignità, è il luogo dove si decide se una società è giusta oppure no.
Oggi milioni di europei non riescono più a permettersi un tetto. Le giovani generazioni rinunciano al futuro perché un affitto vale metà stipendio. Le famiglie scelgono tra riscaldare la casa e fare la spesa. Questa non è una crisi tecnica da correggere con qualche direttiva isolata: è una ferita sociale, il segno di un modello che ha messo la rendita davanti alla vita.
Eppure, gli strumenti esistono. La Direttiva sulle case green (EPBD) può liberare le famiglie dalla schiavitù delle bollette, se accompagniamo la riqualificazione con il sostegno a chi non ha i mezzi. La Nature Restoration Law ci impegna a riportare la natura anche nelle città, ridando aria pulita e spazi di comunità alle periferie dimenticate. Il lavoro europeo sull'affordable housing riconosce finalmente l'abitare come questione continentale. E soprattutto c'è il Fondo Sociale per il Clima, alimentato dai proventi del sistema ETS: risorse enormi, generate da chi producendo inquina di più, destinate proprio a proteggere le famiglie vulnerabili dai costi della transizione.






