Unione Inquilini e movimenti per l’abitare chiedono criteri europei vincolanti: il costo delle abitazioni non dovrebbe superare il 20-30% del reddito

Quanto deve costare una casa per poter essere definita davvero «accessibile»? Non basta, secondo le associazioni degli inquilini e gli eurodeputati di The Left intervenuti alla Camera, che il suo prezzo sia leggermente inferiore a quello di mercato. Perché in una città dove gli affitti sono ormai proibitivi, un appartamento potrebbe finire sotto l’etichetta dell’housing sociale senza essere alla portata di chi ne avrebbe bisogno.

È da questa contraddizione che parte l’Appello europeo per il diritto alla casa, presentato oggi, lunedì 20 luglio, alla Camera da Unione Inquilini e Alleanza internazionale degli abitanti insieme a reti sociali, movimenti per l’abitare e parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra. La richiesta rivolta alla Commissione europea è di fissare un criterio economico oggettivo: una casa dovrebbe essere considerata accessibile soltanto quando il suo costo non supera una determinata quota del reddito di chi la occupa.

«Se la valutazione di una casa accessibile viene fatta rispetto al prezzo di mercato, posso costruire una casa di lusso e farla pagare il 5% in meno: ho comunque una casa di lusso, con un profitto altissimo, ma chi ha bisogno non accederà a quella casa», spiega l’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi. «E nel frattempo abbiamo messo i soldi pubblici per costruire questo tipo di abitazioni. Non ce lo possiamo assolutamente permettere».