È sempre vivo, sui media, il dibattito intorno al tema dell’accesso alla casa, con particolare riferimento a quella in affitto, e ai migliori strumenti per garantire tale accesso in modo esteso, venendo incontro a chi attualmente fa più fatica (si veda, da ultimo, «Il Sole 24 Ore» del 28 luglio, pag. 6).
Ferma restando la consapevolezza, diffusamente condivisa, che grande parte del problema risieda in un livello di redditi che per larghe fasce della popolazione non è più al passo con il costo della vita, può essere formulata qualche proposta per affrontare la questione, al fine di migliore la situazione e risolvere alcune criticità.
1. Rafforzare le locazioni a canone concordato
Esaurita nei primi anni 90 la fallimentare – oltre che illiberale – esperienza dell’equo canone, seguita da un periodo transitorio di applicazione dei cosiddetti “patti in deroga”, dal 1998 la locazione abitativa è regolata da una normativa che affianca alla contrattazione libera un canale “agevolato” (o “concordato”) che vede la fissazione del canone, da parte del locatore e del conduttore, all’interno di minimi e massimi stabiliti tramite accordi stipulati in ambito comunale fra organizzazioni dei proprietari e degli inquilini.






