Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 17:40
Quello che si profila dalle bozze del Piano casa europeo del Commissario Jorgensen non appare come un Piano che possa avviare la risoluzione della grave precarietà abitativa in Europa e men che meno in Italia. Da quello che si è potuto apprendere, più che un Piano casa destinato ad affrontare le criticità derivanti dal caro affitti o dalle famiglie povere in attesa di alloggi sociali con affitti rapportati al reddito reale, appare un Piano edilizio che è solo ammantato di sociale.
Si tratterebbe di un Piano casa europeo da oltre 150 miliardi di euro all’anno, tra intervento della Bei e risorse pubbliche e private, ma anche attingendo dai fondi di coesione, InvestEu, Life, Horizon Europe e Programma del Mercato unico, con il supporto di Next Generation Eu e del Fondo sociale per il clima, per realizzare ulteriori 650mila case all’anno. Un Piano che appare più un piano edilizio di rigenerazione urbana appaltata a soggetti privati che elargiranno, bontà loro, una parte minoritaria degli alloggi oggetto di realizzazione o di recupero ad alloggi sociali, da non confondersi con le case popolari.
Eppure sono noti i dati della sofferenza abitativa: nel 2024 i costi abitativi nell’Ue hanno superato il 40% del reddito disponibile per il 9,8% delle famiglie che vivono in città e per il 6,3% di quelle nelle aree rurali. Tra il 2015 e il 2024, i prezzi delle abitazioni nell’Ue sono aumentati in media del 53%. Tra il 2010 e il primo trimestre del 2025, i prezzi degli affitti sono aumentati in media del 27,8%.









