Via D'Amelio, Salvatore, grillini e Pd riciclano piste nere già smentite pur di attaccare il centrodestra
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Eroe, icona, persino ministro. Paolo Borsellino sorriderebbe di fronte agli elogi postumi. Da 34 anni siamo orfani di una verità sul "disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni", ricorda il capo dello Stato Sergio Mattarella.Fratelli coltelli, purtroppo. Anche questa commemorazione è sporcata dalle divisioni intestine nella famiglia Borsellino, con i figli convinti della pista mafia-appalti come concausa, forti anche delle sentenze e del lavoro di ricostruzione della Procura di Caltanissetta e della commissione Antimafia guidata da Chiara Colosimo (lodata dallo stato maggiore Fdi), mentre il fratello Salvatore è influenzato dal codazzo di postulatori di piste nere e depistaggi.In mezzo i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (la prima donna poliziotto vittima di Cosa Nostra), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, il cui sacrificio "ci ha difeso dal cancro mafioso", come ricordano i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Una ferita alla democrazia "sempre aperta", sottolinea il presidente della Camera Lorenzo Fontana, per il presidente del Senato Ignazio La Russa "oggi Borsellino sarebbe ministro con Fdi".Quella domenica insanguinata è stata la sliding door per il premier Giorgia Meloni: "Ha segnato la storia d'Italia e anche la mia vita. Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo", avverte. Accusare questo esecutivo è impresa ardua nella quale si cimentano i magistrati cui spettava l'onere di indagare e che invece hanno contribuito a insabbiare (lo dicono le indagini) il filone decisivo scoperto dai Ros guidati da Mario Mori."Volevano fare un'esibizione di forza prendendosi anche via D'Amelio, si qualificano suoi eredi morali, con quali credenziali? Forse impedendo alla commissione Antimafia di lavorare sulle stragi?", bofonchia Roberto Scarpinato, pizzicato a concordare versioni di comodo con l'indagato per mafia Gioacchino Natoli, ex pm con cui condivide l'affossamento del dossier mafia-appalti. Il responsabile dell'Ufficio studi di FdI Francesco Filini dichiara: "Scarpinato si dimetta dalla commissione Antimafia per farsi audire, a 34 anni dalle stragi non possiamo più permetterci di fermare la verità".












