Se bastasse parlarne, il Piemonte ne sarebbe già pieno. E invece, dopo decenni di dibattiti e seminari, proposte e delibere, discussioni e progetti, quello degli invasi per catturare l’acqua piovana da utilizzare durante la siccità resta un tema da convegno perché di soldi ce ne sono pochi, i progetti spesso si scontrano con le resistenze delle comunità locali e ogni anno, ai primi acquazzoni autunnali, l’emergenza passa in cavalleria. Così capita che il Piemonte, una delle regioni più ricche d’acqua grazie all’arco alpino, sia tra quelle che fanno più fatica ad accumularla. E se la siccità è ormai una realtà, molte delle opere chiamate a contrastarla devono ancora superare la fase di progettazione.
Il progetto di Combanera Erano gli anni Sessanta quando s’iniziò a parlare di nuovi bacini multifunzionali in grado di garantire acqua potabile, sostenere l’irrigazione e produrre energia idroelettrica. Il progetto simbolo è quello di Combanera, in Valle di Viù, pensato per creare una riserva strategica per Torino e parte della sua area metropolitana. L’intervento, più volte aggiornato, è ricomparso nella delibera della Regione datata 19 gennaio con cui il Piemonte ha inviato al governo un pacchetto di 29 interventi da inserire nel Piano nazionale delle infrastrutture idriche.













